martedì 20 dicembre 2016

Bob Dylan dipinge.

Bob Dylan dipinge fin dall’inizio della sua carriera di musicista, ma solo nel 2008 le sue opere hanno debuttato in una mostra aperta al pubblico e dunque sul mercato dell’arte.
Dunque, anche se noto a livello internazionale come cantante e cantautore, autore, regista, attore, disc jockey, premio Nobel, è anche un artista visivo.
Verrebbe da dire: Bob facci fare qualcosa anche a noi!
Uno dei più influenti e, come scrivono i giornalisti, delle più controverse figure della musica degli ultimi cinque decenni, che ha venduto oltre 110 milioni di dischi in tutto il mondo e dal 1988 ha svolto circa 100 spettacoli all'anno, nell’interminabile “'Never-Ending Tour”, dipinge più o meno da una vita: “Sono più o meno interessato a persone, storie, miti, e ritratti; persone di tutti i tipi”.

Bob Dylan riflette sull'ispirazione della sua arte visiva in un pezzo Vanity Fair scritto apposta per promuovere "The Beaten Path" - che sarebbe la strada battuta, quella sicura, conosciuta, che non riserva sorprese,  una mostra di pitture acriliche, schizzi e acquerelli perlopiù di paesaggi americani del cantautore.
"Per questa serie di dipinti, l'idea era di creare immagini che non avrebbero potuto essere fraintese da me come da chiunque altro", ha detto della mostra, che si apre Sabato 5 novembre presso Halcyon Gallery di Londra.
Discutendo di  "realismo" e semplici temi e soprattutto spiegando dettagliatamente la sua opera pittorica Dylan, piuttosto banalmente, ci rivela le sue intenzioni di artista figurativo che  vuole rappresentare la realtà “senza idealizzare”.

Secondo l'Accademia svedese, Dylan ha vinto il Nobel per la letteratura “per aver creato nuove espressioni poetiche all'interno della grande tradizione canzone americana”.

Nel suo libro di memorie del 2004, Chronicles: Volume One - Dylan ha scritto che il tema unificante delle sue canzoni è il paesaggio americano: "Come lo vedi, attraversando il paese e come riesci a vederlo, per quello che è", ha scritto. “Restare fuori dal mainstream e viaggiare” per le strade secondarie, libero. Credo che la chiave del futuro è in quello che resta del passato”.
Di banalità in banalità, ci dice che "questi quadri appartengono alla fase del realismo - arcaico. Sono molto statici, ma allo stesso tempo, almeno in apparenza, vibranti", ha continuato. "Sono in contraddizione con il mondo moderno. Tuttavia, questo è quello che faccio. A San Francisco la Chinatown street si può descrivere come due isolati tra edifici commerciali senza finestre. Ma queste strutture giganti e fredde non hanno alcun significato per me, nel mondo che vedo o scelgo di vedere o di essere parte o in cui ho voglia di entrare.
Se si guarda a mezzo isolato di distanza dalla bancarella degli hot-dog, a Coney Island, il cielo è disseminato di grattacieli. Ho scelto di non vederli nemmeno.
Lungo l’autostrada, c’è un campo da golf ben curato. Ma ha poco significato rispetto alla vecchia capanna apparentemente inutile che invece mi dice tanto".
Dylan sembra essere avulso dalla modernità. Crede di non idealizzare la idealizza a tutto spiano, e nemmeno se ne rende conto.

Dylan ha anche scritto che i suoi acquerelli e acrilici sono stati creati per essere "poco spettacolari o emozionanti", anche se non vogliono nemmeno essere opere "emotivamente rigorose". Ma almeno questo lo lasci agli spettatori, se devono emozionarsi o meno.

"Il tentativo è quello di rappresentare la realtà e le cose così come sono, senza idealizzare", ha ribadito. "La mia idea è quella di comporre opere che diano un senso di stabilità, lavorare con oggetti comuni, universali, facilmente identificabili. In generale, vi è il tentativo di rappresentare scene di vita e oggetti inanimati così come sono (Ice Cream Shack, Arcade, il cielo minaccioso).
E’ un ribattere su un realismo e su una rappresentazione quasi anaffettiva che si contraddice sia nell’opera che nelle parole, che ci appaiono al contrario, vibranti quasi a volersi animare e all’opposto, idealizzare un paesaggio che sta scomparendo dietro a tutto ciò (il futuro che non c’è senza il passato? Il brutto? I palazzi senza finestre?) che lui ha deciso di non vedere (tanto abiterà in un ranch di 18 milioni di acri).

In un momento di modestia, Dylan afferma che “Da Vinci dipinge un cielo fondendo i colori - non vedi linee, ma nubi che si dissolvono l'uno nell'altro con diverse combinazioni di colori, all’opposto Mondrian e Van Gogh definiscono i volumi di spazio con linee rigorose e in mezzo, da qualche parte, c’è Kandinsky e Rouault e questi dipinti probabilmente rientrano in questa categoria”.

Il mese scorso, a Dylan è stato assegnato il premio Nobel per la letteratura, e ha suscitato polemiche il suo rifiuto di rispondere agli organizzatori del premio per settimane.

Tutti lì a dire quanto è togo Dylan che non si caga quei pinguini svedesi dell’Accademia.

Macchè, la scorsa settimana, il cantautore ha finalmente ammesso la vittoria in un'intervista a The Telegraph, definendola un onore "incredibile, incredibile", e aggiungendo: "chi poteva mai sognare una cosa del genere?"

Dylan farà “assolutamente” tutto il possibile per partecipare al gala 10 dicembre Nobel a Stoccolma.

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