lunedì 3 ottobre 2016

CON LUKE CAGE IL SUPER-EROE "BLACK LIVES MATTER".

Luke Cage è il primo super-eroe afroamericano della Marvel di una serie tv in cui si intrecciano politica e finzione che, dopo gli incidenti tra polizia e neri, sta sfidando anche i pregiudizi e gli stereotipi sul genere.

Ancora proteste negli Stati Uniti per l'uccisione di un altro afroamericano, un ragazzo di 18 anni, Carnell Snell Jr, da parte della polizia, sabato scorso a Los Angeles. Dopo i disordini e le manifestazioni di Charlotte delle settimane scorsa, seguite all'uccisione di un afroamericano da parte della polizia e costate la vita a un altro giovane di colore sempre per mano di poliziotto, è l'ennesimo capitolo di una sequela di fatti di sangue che contrappongono la popolazione nera e le forze dell'ordine degli Stati Uniti. Mentre il movimento Black Live Matters assume sempre più importanza proprio alla luce di queste vicende, anche un eroe della Marvel, Luke Cage, la cui serie ha debuttato il 30 settembre su Netflix, si trova a rivestire un ruolo “politico” di un certo rilievo, e non solo sul teleschermo.

Una delle cose migliori delle serie su Netflix tratte da fumetti Marvel è che ad ognuna di esse, pur senza allontanarsi troppo dal family feeling della casa di Martin Goodman, sono riusciti a dare carattere specifico, uno stile distintivo. Daredevil è letteralmente dark, e contiene alcune scene di efferata violenza, In Jessica Jones lo squallore degli eventi è compensato da un profluvio di battute brillanti, Luke Cage è una serie priva di spigoli, lineare, una storia in cui l’eroe interpretato da Mike Colter lotta per uscire dal ghetto storico ed economico in cui si trova a vivere, lui e tutti gli abitanti del quartiere. Tutti e tre lottano per un l'ideale di eroismo, in un mondo cambiato per sempre da “The Incident”, la battaglia di N.Y.
Ma ognuno lo fa percorrendo la propria strada, attraverso un percorso che, alla fine, li porterà, tutti insieme, con Iron Fist (Pugno d’acciaio), a diventare I Difensori.



Ma per adesso le loro storie procedono parallele, e anche se sappiamo che Luke Cage ha avuto un ruolo importante nella vita di Jessica Jones (è il padre della figlia di lei), la serie Netflix lo vede lontano da quegli eventi, che si svolgeranno mesi dopo, nel momento in cui Cage si è trasferito ad Harlem da Hell’s Kitchen e sta tentando di mantenere un profilo basso. Riesce a malapena a sbarcare il lunario, mentre spazza il pavimento della bottega del barbiere del quartiere (di proprietà di Pops, figura paterna interpretata da Frankie Faison di The Wire e Banshee), e lava i piatti in un locale notturno di proprietà del boss Cornell "Cottonmouth" Stokes ( Mahershala Ali). Non ci vuole molto perchè le storie dei vari personaggi si colleghino tra loro e si sblocchi l’impasse: l’idea balzana dei giovani clienti del barbiere di fare soldi facili si trasforma in una carneficina che spinge Cage a muovere il culo e ad accettare il destino di super-eroe-il-cui-scopo-è-proteggere-i- deboli.

La serie fa un ritratto realistico della vita di strada nell’America dei giorni nostri, mostrando in dettaglio non solo il funzionamento interno delle organizzazioni criminali, ma anche una polizia che si sente assediata e reagisce con la violenza, politici squallidi e i giovani neri che vedono in armi e droga un modo per fare soldi facili.

Luke Cage invece odia le armi, e una delle cose più interessanti delle sequenze di combattimento non è solo la fisicità che impiega per sopraffare i nemici (non per niente nei fumetti è Power Man), ma il modo in cui distrugge le loro armi da fuoco. Perché - come dice a Pops, “un uomo con la pistola non ha padre".

Cage è un duro dal fisico bestiale, come dimostrano un certo numero di scene piuttosto eccitanti e testosteroniche, ma ha anche un lato molto tranquillo. Legge il New Yorker, che è anche più intellettuale del nostro L’Espresso e discute della sua passione per le crime novels di George Pelecanos. E’ un vero signore, il classico eroe riluttante. Ma quando è minacciato da un giovane armato di pistola, che per giunta lo chiama “negro”, Cage - dopo una lunga e faticosa giornata, accetta il confronto: “Vedi un negro qui davanti a te?” Chiede al ragazzo, e anche se conosce l'eroe nero Crispus Attucks, raffigurato sulla parete del palazzo di fronte. "Vedo solo un negro morto" risponde il giovane. E Cage lo atterra con un dritto micidiale.
Ma quello che sorprende è la qualità, il modo in cui questo serial rappresenta Harlem, con stile e rispetto. Con un'intimità che si estende a tutti gli aspetti, alla specificità culturale e ad ogni dettaglio. L'idea che Luke Cage non sia solo un eroe, ma sia un supereroe nero, è messa in risalto in ogni inquadratura.

Per questo e per tanti altri motivi, Luke Cage non è solo la storia di un giustiziere. In Jessica Jones si è trattato il tema degli abusi fisici e psicologici, del consenso, del potere, il dramma dell’essere un “sopravvissuto”, e in questa serie si affrontano i problemi del mondo reale, andando ben oltre le vicende di metaumani e cattivi da cartoni animati. Come in Daredevil, si tratta di cambiare il punto di vista della comunità e di non permettere a un cattivo di governare solo perché è più facile disinteressarsi di questioni politiche. Il criminale Cornell e la cugina, la politicante Mariah (Alfre Woodard) sono come le due facce del Kingpin dalla duplice personalità antagonista dell’Uomo Ragno: Cornell vuole denaro, potere, e pretende rispetto, mentre Mariah tollera le malefatte del cugino e le sfrutta per raggiungere i suoi scopi altruistici: una trama sofisticata in cui il confina tra il bene e il male non è mai netto.

Parlando degli altri Difensori, ai fan di Jessica Jones mancherà l’investigatrice interpretata da Krysten Ritter (breaking Bad) con la sua brillante mente analitica e le sue capacità di combattimento, che apparirà solo in un paio di scene nelle prime puntate. Ma un'altra eroina arriverà presto: Misty Knight (Simone Missick), cinica ex-agente del New York City Police Department dotata di un braccio bionico, non del tutto insensibile ai problemi altrui. La Missick è straordinaria in questo ruolo, riuscendo a dare un'energia ardente a Misty e facendone un personaggio intelligente, sexy, e un pò misterioso. E’ una spalla perfetta per Cage, soprattutto perché è forte, ben scritto e non il solito comprimario o l’innamorata di turno. Lo stesso vale per la moglie di Luke, Reva Connors (Parisa Fitz-Henley), che appare in un flashback non solo per spiegare le origini dei superpoteri di Luke e il proprio ruolo nella loro comparsa, ma anche per farci conoscere le vicende passate che hanno coinvolto Jessica Jones.

La regia e la sceneggiatura danno a ciascuno degli attori, anche quelli cui sono affidate parti minori, la possibilità di interpretare personaggi e scene memorabili che danno profondità al plot. Come Theo Rossi, che non è solo lo scagnozzo di Cornell, ma ha la sua storia, strettamente legata al passato di Cage. Oppure Frank Whaley Rafael Scarfe, il partner di Misty nel comic, che pur non essendo un personaggio indispensabile, non è stato eliminato e ha un suo pur piccolo ruolo. Come dire che in questo mondo, ognuno ha un posto, e tutti sono importanti.

Ma nessuno brilla con la luminosità di Colter. Come abbiamo visto nelle poche scene con Jessica Jones, Colter dà a Cage la giusta reticenza mista a sfida, toccando le corde giuste per rendere il personaggio dell’eroe che usa la sua forza solo come ultima risorsa, e lo fa a voce bassa e con stile. Anche se Cage non sempre è sicuro di sé, è un uomo di ferrei principi, dotato di un carisma magnetico, una sorta di Capitan America in questo gruppo disordinato di vigilantes. Anche se deve lottare per dare un senso al proprio eroismo e per comprendere cosa questo significhi per se stesso e per Harlem, per gli spettatori non ci sono grosse complicazioni: E’ lui l'eroe che stavamo aspettando.

Io e Ewan McGregor alle prese con Pastorale americana


"Pastorale Americana", celebre romanzo di Philip Roth, diventerà un film. Ewan McGregor, alla sua prima esperienza da regista, interpreterà anche Seymour lo "Svedese" - I particolari, il romanzo e il trailer.

"Non ero così eccitato dal giorno in cui mi hanno offerto la parte dell’apprendista Obi-Wan Kenobi in Star Wars", sorride McGregor. L'attore di Trainspotting diventa regista prima di sgusciare nella trasposizione di Porno, per mano di Danny Boyle.

Tratto dal romanzo del premio Pulitzer Philip Roth, anno 1997 ("Pastorale americana è un romanzo di quattrocento pagine che finisce con un punto interrogativo" scriverà il New Yorker), il film di Ewan McGregor - dal 20 ottobre distribuito da Eagle Pictures - mette in scena le contraddizioni del conflitto in Vietnam, esplose negli Stati Uniti degli anni Sessanta, e le fa scivolare nella normalità di una famiglia di "tre generazioni innamorate dell'America". McGregor interpreta Seymour "Swede" Levov - nella comunità ebraica di Newark tutti lo conoscono come "lo Svedese” - ed è in buona compagnia: dalla premio Oscar Jennifer Connelly a David Strathairn, da Dakota Fanning a Uzo Aduba (Orange Is the New Black). "Mi interessa lo scontro di prospettive. Trovo attuale la fine del sogno americano" spiega. Il suo personaggio ha una vita perfetta: negli anni Cinquanta sposa Miss New Jersey, il lavoro nella fabbrica del padre porta frutti e a un certo punto sboccia Merry, figlia cagionevole e balbuziente, destinata a diventare una violenta radicale. "American Pastoral è una sorta di documentario sulla guerra in casa" racconta McGregor che, nel quadro, inserisce anche l’ex compagno di classe di Seymour, alter ego di Roth, Nathan Zuckerman (Strathairn). Durante una réunion liceale, Zuckerman si rimette al passo con il fratello di Seymour, Jerry (Rupert Evans), e scopre la vera storia del vecchio amico.
Io per pura coincidenza sto leggendo, confesso con fatica, il romanzo pescato fra i classici che Repubblica allegava al giornale qualche anno fa che prendono la polvere nella libreria.

Romanzo strutturalmente complesso, che inizia in prima persona per cedere gradualmente la scena a Seymour Levov, lo Svedese (“il più grande atleta nella storia del liceo di Weequahic”), incarnazione del sogno americano e mito dei ricordi giovanili dell'io narrante.
Le lunghe digressioni, che fanno luce sul periodo storico e sul background socio-culturale in cui si muovono i protagonisti, se da un lato appesantiscono un po' la narrazione dall'altro trasmettono tutta l'ispirazione dello scrittore per la storia che narra, nonché la sua capacità di districarsi mirabilmente negli intrecci narrativi.
Chiusa l'ultima pagina, viene spontaneo tornare alle prime e a un Seymour Levov imprenditore di successo e uomo tutto d'un pezzo, in apparenza soddisfatto da un'esistenza che scorre su binari impostati nel segno di uno splendido, rassicurante conformismo, rileggere quelle pagine quando si è conosciuta la profonda drammaticità del personaggio senza maschera fa tutt'altro effetto, e sta soprattutto qui l'originalità e la grandezza del romanzo.
Convinti, a torto o a ragione, della buona fede dello Svedese, si finisce per empatizzare con lui al punto da chiedersi dove sta l'inghippo, cos'è che non ha funzionato in una vita dove tutto sembrava dover filare per il verso giusto.
E invece no, perché ogni circostanza esteriore, oltre ad essere un opinabile punto di vista, è anche soggetta agli imprevisti del caso: “Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c'è un senso”.
Da antologia l'ultima parte, una cena fra parenti, amici e amanti dove sregolatezza e integrità, realtà e finzione sembrano battersi come pugili su un ring: prima l'abbraccio, poi l'affondo finale.
“Levov lo Svedese, sfuggito ai colpi dell'ariete che è questo mondo per galleggiare a mezz'aria e sognare, sognare, sognare sogni impotenti”.

L’allenamento dopo i 50 anni.

Agli over 50 praticare un’attività fisica costante consente di scongiurare una lunga serie di problematiche fisiche e di “gareggiare” persino con i più giovani.


Negli ultimi anni, nei centri fitness, gli addetti ai lavori hanno posto sempre una maggiore attenzione alla somministrazione dell’attività fisica a soggetti che vanno dai 50 anni d’età in poi. Con l’avanzare dell’età, accadono dei cambiamenti fisiologici che devono essere presi seriamente in considerazione per creare protocolli di lavoro fisico che diano una risposta positiva in termini di benessere (termine generale ma che rende l’idea…).

Cambiamenti significativi

Innanzitutto avvengono sia per il maschio che per la femmina due cambiamenti endocrini importanti: l’andropausa nell’uomo, con la diminuzione dell’ormone maschile che generalmente si presenta intorno ai cinquant’anni, e la menopausa nella donna, generalmente tra i quarantacinque e i cinquantacinque anni di età. A livello nervoso, un aspetto importante da registrare è la leggera diminuzione del numero di unità motorie rapide a partire dai 50 anni di età. Inoltre, per quanto riguarda l’aspetto muscolare, vi è una progressiva notevole riduzione delle fibre veloci e lente che si evidenzia soprattutto intorno ai 60 anni. Altra cosa molto importante da fare è scindere tra i soggetti che prima dei 50 anni hanno svolto in modo continuativo attività fisica (magari fin da giovani) e quelli che iniziano da “zero” o dopo una lunga inattività. Questa informazione ci sarà utile in quanto, con l’avanzare dell’età e con l’aggravante eventualmente dell’inattività, i tendini, i legamenti e le articolazioni sono più esposti a vari tipi di lesione, come ad esempio la lesione alla cuffia dei rotatori, la borsite trocanterica (anca), l’artrosi al ginocchio, lesioni muscolari al gastrocnemio, dolori a livello lombare di origine discale.
Per prevenire queste problematiche si rende necessario inserire esercizi specifici nel programma che potenzino e rendano stabile l’articolazione o la zona interessata, così da prevenire spiacevoli “imprevisti di percorso”. Quello appena esposto è solo un piccolissimo elenco di alcune modificazioni indotte dall’avanzare dell’età ed è utile per sottolineare il fatto che preparare un programma di attività motoria per l’attività di palestra, e soprattutto per un determinato target specifico, può essere paragonato all’azione di un medico quando dosa un farmaco per una determinata patologia al paziente. Quindi non è un passatempo da prendere sottogamba e su questo punto non si transige. Passando ora all’aspetto più pratico, voglio riportare uno studio scientifico che aiuta a comprendere meglio ciò che può dare la costanza dell’allenamento a quest’età.

In uno studio interessante di Klitgaard, H. et all., nel 1990, si è visto come in un gruppo di soggetti settantenni che avevano mantenuto un allenamento regolare sin dall’età di 50 anni, la sezione dei muscoli era equivalente a quella del gruppo di controllo di 28 anni. È bene ricordare che alcuni aspetti dell’invecchiamento (che non è un termine obsoleto ma un processo naturale e fisiologico della vita dell’individuo) sono fortemente influenzati dallo svolgimento regolare di attività fisica; ad esempio la capacità aerobica è superiore del 25% circa in soggetti fisicamente attivi rispetto ai sedentari a qualsiasi età. In pratica si può azzardare che un soggetto di 50 anni attivo può equivalere ad un soggetto ventenne che non svolge attività fisica… (e forse qualche cinquantenne tra di voi lo ha già notato mentre faceva tapis roulant!). In questo breve articolo voglio evitare di inserire tabelle miracolose per ringiovanire chiunque senza nessuna fatica (cosa impossibile da realizzare nonostante sia millantato a volte da pseudo-guru del wellness), ed invece voglio dare alcune generali indicazioni sugli accorgimenti che bisogna adottare per stilare un serio programma di palestra indirizzato al target in oggetto.

Indicazioni utili

Per prima cosa, incrementare la mobilità articolare e la flessibilità; rieducare se necessario il movimento a partire anche dalla semplice camminata, per poi aggiustare con compiti più evoluti come ad esempio la corsa (se necessario); rendere consapevole del movimento il soggetto attraverso esercizi di propriocettività su attrezzi specifici (swiss ball, tavole propriocettive ecc.); il range articolare da ricercare durante l’esecuzione del movimento deve essere il più ampio possibile (rimanendo entro il range fisiologico dell’articolazione, si intende, e soprattutto evitando il dolore durante l’esercizio); il movimento deve essere controllato quindi con un TUT (Time Under Tension) adeguato; ci deve essere la corretta respirazione durante la ripetizione; evitare l’esaurimento muscolare durante l’esecuzione della serie soprattutto nei primi periodi; idratarsi prima, durante e dopo l’attività. Di vitale importanza per il cliente è sottoporsi alla visita medico sportiva per accertarsi delle propria situazione così da lavorare in modo ideale ed equilibrato, evitando il più possibile spiacevoli sorprese. L’ideale per l’uomo è utilizzare esercitazioni a corpo libero o con l’utilizzo di manubri e bilancieri svolgendo esercizi il più possibile di base. Utilizzare prevalentemente esercizi complementari nella donna puramente per un fattore psicologico. Indicativamente una possibile proposta per riprendere l’attività fisica può essere:

Stretching

Tecnica molto efficace e di facile applicazione pratica, richiede la massima concentrazione per tutta la durata dell’esercizio, soprattutto sull’articolazione che si sta mobilizzando e sui muscoli che si allungano. Occorre infatti percepire la tensione ed il rilassamento del muscolo. Inoltre va eseguito sempre in maniera lenta, uniforme e controllata in tutte le fasi del movimento.
Fasi esecutive del metodo Stretching
Fase 1:
ricercare la posizione di massimo allungamento (in 6-8 secondi).
Fase 2:
mantenere la posizione di massimo allungamento (per 20-30 secondi).
Evitare irrigidimenti e dolore acuto.
Fase 3:
ritornare alla posizione iniziale (in 6-8 sec.).
- See more at:  Allungamento muscolare


Se i soggetti sono particolarmente decondizionati, si possono ridurre le serie anche ad una sola, portando così la durata della seduta sui 30’ circa.

Oggetti del mio passato.






Come rinnovarsi dopo i 50 anni.


Spesso siamo abituati a credere che il cambiamento sia qualcosa legato a quando siamo particolarmente giovani. Effettivamente questo è vero soprattutto se consideriamo quanto si sviluppa un individuo nei suoi prima quindici anni di vita.

Anche i successivi quindici sono particolarmente ricchi, generalmente si termina il percorso di studi, si inizia a realizzare una propria carriera professionale, a crearsi una famiglia ad avere dei figli, così anche per gli ulteriori quindici si resta ancora molto impegnati nel sostenere e sviluppare tutto quanto si è realizzato sino a quel momento.

Talvolta così ci si focalizza sul consolidare quello che si è realizzato piuttosto che interrogarsi su quali potrebbero essere i nuovi cambiamenti che la vita ci stimola a realizzare.

Nonostante questo spesso sentiamo dentro di noi qualcosa che ci chiede un nuovo rinnovamento in una direzione più spirituale ed orientata non solo al proprio benessere ed a quello che delle persone che ci sono più care ma anche e soprattutto a quello della collettività e dell’ambiente dando spazio a una coscienza ancora più ecologica e attenta alle relazioni.

I 50 anni possono diventare così un punto di svolta tra rivolgere lo sguardo in avanti verso un nuovo futuro non ancora realizzato oppure all’indietro verso un passato che già oggi non esiste più.

Anche la società oggi cambia con maggiore rapidità e quello che prima poteva essere auspicabile può diventare una necessità molto spesso legata agli aspetti professionali e lavorativi.

Come fare allora a facilitare il nostro rinnovamento?

Prima di tutto è utile andare a riconoscere e celebrare tutto quanto abbiamo realizzato sino a oggi includendo anche quello che avremmo potuto realizzare ma che ora non è più possibile (come partecipare alle olimpiadi, imparare a suonare uno strumento…)

Sviluppare poi un senso di gratitudine per quello che c’è stato e anche per quello che non c’è stato e che forse potrà essere realizzato ora in forma di contributo per gli altri (riprendendo l’esempio di prima potrebbe essere supportare i giovani nel loro sogno di partecipare alle olimpiadi).

Ultimo, ma non ultimo, crearsi una visione o se preferite un'immagine del futuro che vi darebbe piena soddisfazione… e su questo concedetevi di sognare ad occhi aperti!

Cosa la mia attuale esperienza mi ha insegnato sino a questo momento?
Quali sono le cose che avrei voluto realizzare senza riuscire?
Come tutto questo mi aiuta oggi?
Quale futuro mi impegno oggi ad iniziare a realizzare?