venerdì 23 settembre 2016

Land Art sulla costa tirrenica.



A Villa Margi , oltre a fare il bagno e prendere il sole sulla grande spiaggia di sassi, si può ammirare da vicino la gigantesca e poetica Finestra sul Mare di Tano Festa e, da lontano, la più recente Piramide al 38° parallelo di Mauro Staccioli, entrambe opere d'arte contemporanea - land art -  che fanno parte della straordinaria galleria d'arte a cielo aperto ideata da Antonio Presti chiamata Fiumara d'Arte.

Villa Margi fa parte del comune di Reitano, in provincia di Messina.



giovedì 22 settembre 2016

Aidone, Morgantina e il te a Raddusa.

La famosa scultura greca del V secolo avanti Cristo era stata trafugata 30 anni fa per poi essere acquistata dal Paul Ghetty Museum di Malibu, che l’ha restituita dopo una lunga trattativa. Insieme alla Dea furono riconsegnati gli Acroliti di Demetra e Kore e 15 Argenti.

Il museo di Aidone ospita reperti provenienti da Morgantina e dal colle di Cittadella, sito su cui fu originariamente fondata Morgantina.

PROLOCO AIDONE




A Raddusa, nel cuore della Sicilia, c'è l'unico museo del Té italiano si possono ammirare numerosi reperti legati alla storia del Té, tra cui un esposizione permanente di 500 teiere della città cinese di Yixing e attrezzi per le cerimonie dei Berberi, dei Beduini, degli Etiopi, Iraniani, Inglesi (morning or high tea), Francesi, Singalesi e Birmani. Nella sala da tè, dove si entra a piedi scalzi, seduti sul tatami, si possono degustare a seconda della stagione dai 100 ai 150 tipi di tè provenienti da diverse parti del mondo, senza alcuna miscelazione o di aggiunta aromatica, molti dei quali importati direttamente durante i viaggi di ricerca.

CASA DEL TE RADDUSA

mercoledì 21 settembre 2016

Sant'Angelo Muxaro al British di Londra.

Necropoli e resti archeologici di Sant'Angelo Muxaro.

A pochi km da San Biagio Platani, incastonato su un colle, ai piedi del quale scorre il fiume Platani, Sant'Angelo Muxaro fu fondato intorno al XVI secolo, ma su un’area intrisa di leggende e antichissime storie, come testimoniano le numerose necropoli, la sontuosa Tomba del Principe e le rovine sul Monte castello. Secondo alcuni studiosi, qui probabilmente sorgeva la mai trovata Kamikos: l’inespugnabile città edificata dal mitico architetto Dedalo per ricambiare l’ ospitalità del re sicano Kokalos .
Narra il mito che Dedalo, fuggito con ali di cera dalle prigioni cretesi, riparò nel territorio agrigentino presso re Kokalos; il re sicano lo accolse e lo preservò dall’ira del re cretese Minosse, che ivi giunse dopo essere approdato nei pressi di Eraclea Minoa. Certa è la frequentazione del luogo in epoca micenea, come dimostrano i preziosi reperti esposti presso il Museo Archeologico di Agrigento, Siracusa e del British Museum di Londra.
La Riserva Naturale di Grotta Ciàuli è un’altra rilevante attrazione situata alle pendici del colle. La Sagra della ricotta e La Sagra del Miele costituiscono le più importanti manifestazioni di tradizione popolare del luogo.

Lungo i fianchi del colle della città si trovano innumerevoli tombe a grotticella fra le quali la più grande e suggestiva tomba protostorica della Sicilia, con i suoi circa 9 m di diametro e 3,5 m di altezza, la “Tomba del Principe”, costituita da una doppia camera, con una volta a cupola (tholos) tipica di analoghe strutture micenee.
Gli scavi condotti da Paolo Orsi tra fine ‘800 e inizi del ‘900, hanno restituito reperti di altissimo valore archeologico: corredi funerari ceramici e d’oro che sono custoditi in diversi musei, quali il Museo Archeologico di Agrigento, il Museo Archeologico di Siracusa, il British Museum.
Lungo le pendici del colle, si trovano anche delle splendide grotte di interesse speleologico e naturalistico come la Riserva Naturale di Grotta Ciàuli, o Grotta S.Angelo; lunga circa 1 Km, la grotta riveste un notevole interesse per lo studio della circolazione idrica attuale e passata e per la speleogenesi in rocce gessose. La grotta offre, attraverso dei percorsi visitabili con l’assistenza di personale esperto, suggestivi itinerari sotterranei fra piccole cascate, laghetti e splendide cristallizzazioni.
Un nuovo museo archeologico, il MuSAM a Palazzo Arnone, custodisce preziosi reperti dell'antica Camico, capitale della Sikania. Il piccolo comune di 1500 abitanti in provincia di Agrigento, secoli addietro, ancora prima della colonizzazione greca della Sicilia e dell'Italia del Sud, era un importante centro che commercializzava con Creta scambiando materie prime preziose -

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Ori della Sicilia da Sant'Angelo Muxaro al British Museum 

martedì 20 settembre 2016

Archi di pane a S.Biagio Platani.

Archi di pane: La Pasqua a San Biagio Platani

Tra tutte le manifestazioni che celebrano la Santa Pasqua, quella che si svolge a San Biagio Platani è sicuramente una delle più suggestive. Questo rito che nasce dal culto della Madonna e di Cristo, pone le sue radici nel '700, quando ancora il paese non contava mille abitanti. A questa tradizione si deve la nascita delle due confraternite, Madunnara e Signurara, che con tanta passione rinnovano di anno in anno questa meravigliosa manifestazione. Questa divisione del paese nelle due confraternite non da origine ad un antagonismo violento, ma ad una competizione vivacissima ed appassionante, che si conclude la notte di sabato, quando ciascuna confraternita allestisce la parte del corso che le compete. La preparazione, che inizia qualche mese prima della Pasqua, richiede una grande quantità di materiale, tutto rigorosamente concesso dalla natura. Quelli più largamente usati sono le canne, il salice, l'asparago, l'alloro, il rosmarino, i cereali, i datteri, e il pane, ognuno dei quali è ricco di un alto significato simbolico. La parte più importante è costituita dagli archi centrali, origine storica della manifestazione, sotto i quali la domenica mattina avviene l'incontro tra Gesù risorto e la Madonna. Di anno in anno, viene cambiata l'estetica del corso, mentre resta invariata la struttura architettonica, costituita dall'entrata, dal viale e dall'arco. L'entrata rappresenta la facciata di una chiesa, il viale la navata e l'arco, opposto all'entrata, l'abside della chiesa stessa.

Il suo significato religioso è molto evidente, volendo rappresentare il trionfo di Cristo sulla morte. Ma gli archi affondano le sue radici nella miseria in cui versava la popolazione nel '700, il cui allestimento serviva appunto a far dimenticare la povertà. Oggi sono cambiate molte cose, e pur continuando ad avere un significato religioso, hanno lo scopo di attirare una grande folla di cittadini e forestieri per assistere a questo spettacolo religioso, culturale ed artistico.

Tour virtuale 3D


lunedì 19 settembre 2016

Caltagirone, Occhiolà, Pantalica, Valle dell'Anapo.

Caltagirone, Occhiolà, Pantalica, Valle dell'Anapo.
Continuano i viaggi dei camperisti del GCJ Palermo alla scoperta della Sicilia meno battuta. Questa volta andremo per parchi archeologici e riserve naturali.

Partiamo per Caltagirone, dove sosteremo nell'area camper vicino al centro, segnata su tutti i portolani. Caltagirone è la città della ceramica. Oltre ad avere dato i natali a Don Luigi Sturzo, fondatore della D.C., qui tutta l'economia ruota attorno alla ceramica, negozi, presepi, insegne e i gradini delle scalinate. Parcheggiamo i camper nell'area di sosta a poche centinaia di metri dal centro. Tra viuzze costeggiate da palazzi barocchi e chiese, tante chiese, (quasi tutte chiuse). Passiamo davanti ad officine di ceramiche e negozi che espongono vere opere d'arte.Tutto in città è fatto con la ceramica, le targhe stradali, le basi dei lampioni, i parapetti dei giardini, gli ornamenti delle chiese e persino le transenne comunali! La scalinata di S. Maria del Monte è una vera e propria via in salita, ove si affacciano non solo negozi, abitazioni, ma anche un Circolo Didattico, con tanto di targa in ceramica. Saliamo i 142 gradini e mano a mano che si sale lo spettacolo della città in basso offre visuali sempre diverse e spettacolari. Ma quante chiese ci sono in questa città! Peccato che la maggior parte siano chiuse. Salendo ci soffermiamo ad ammirare le belle piastrelle di maiolica dipinte a mano che rivestono la scalinata: tutte diverse e alcune raccontano battaglie con i Mori, vita di corte e tornei cavallereschi.
In cima alla scalinata c'è la chiesa di S. Maria del Monte.
L'indomani partiamo in direzione Grammichele, ma invece di entrare nel paese, ci dirigiamo verso il borgo di Occhiolà. Nessuna sa di cosa si tratti, ed ecco il parcheggio. Una giovane guida ci attende. Occhiolà è un antico borgo distrutto dal terremoto del Val di Noto del 1693, sito a circa 3 km a nord di Grammichele.
Abbandonate le rovine di Occhiolà, a valle fu fondata l'odierna Grammichele, città a pianta esagonale, voluta dal principe Carlo Maria Carafa su disegno dell'architetto Fra' Michele da Ferla.
Nella zona di Occhiolà sopravvisse la chiesa e l'eremo della Madonna del Piano.
Nel 1993, in occasione del 300° anniversario, si avviò la realizzazione del Parco Archeologico di Occhiolà, interessato da frequenti campagne di scavo.
Occhiolà è indicata come l'antica città greca di Echetla. I reperti archeologici sono conservati presso il locale museo comunale di Grammichele e presso il Museo Archeologico "Paolo Orsi" di Siracusa.
Dalle rovine si gode della magnifica vista della valle dei Margi, uno spettacolare panorama che da Caltagirone spazia sino all'Etna.
Parco di Occhiolà
Ufficio Parco Archeologico Occhiolà, Piazza Morello, 90123 Grammichele (CT)
Tel. 06 47824362, 0933 944855
Fax. 06 47824330
e-mail: parcoocchiola@arethusa.net

Dopo la visita archeologica ripartiamo verso la riserva naturale del fiume Anapo e Pantalica , (sito internet) in direzione Ferla.

Anapo, quando Persefone fu scelta da Ade, dio degli inferi, come sua sposa e questi decise di rapirla per portarla nel suo regno infernale, decise di opporsi. In suo aiuto venne anche la ninfa Ciane ma anche unendo le forze, soccombettero innanzi al divino avversario. I due furono tramutati e divennero due fiumi della Sicilia.

Dovremmo trovare parcheggio all'inizio della riserva, ma fa buio e ripariamo a Solarino, dove sostiamo davanti al campo sportivo.Ignari del fatto che a poche centinaia di metri c'è una splendida area attrezzata comunale.
L'indomani ci addentriamo nella riserva, fìno all'ingresso. I camper più grandi hanno qualche problema. Incontriamo la guida, un esperto botanico, ed entriamo. Lo spettacolo è meraviglioso. La valle dell'Anapo è un canyon scavato nel calcare verdissimo in fondo al quale scorre un fiume che si allarga in pozze limpidissime. L'antico tracciato della ferrovia a scartamento ridotto corre a mezzacosta, e con la sua dolce pendenza, consente una passeggiata per nulla faticosa, anche in mountain bike.
La guida ci illustra le specie botaniche endemiche: Il pioppo nero e strani fiori a forma di omino... Scendiamo sul greto del fiume dove facciamo colazione sui tavoli da pic nic in pietra. Finocchio selvatico e limoni profumano l'aria. Alcuni giovani fanno il bagno.
Proseguiamo il percorso e incontriamo la prima tomba: è la necropoli di Pantalica.
Ma sono migliaia le grotte che sono state scavate da diverse generazioni di ominidi , forse dai primi uomini di Neanderthal,sicuramente dai primi Sapiens sapiens del Paleolitico e del Neolitico. Il nome di Pantalica deriva dall'arabo Buntarigah = grotte. Le pareti calcaree a strapiombo sono punteggiate da migliaia di cavità squadrate, nere come occhi. Al museo archeologico Paolo Orsi di Siracusa sono conservati i corredi di tali tombe costituiti di bella ceramica lustrata in nero o rosso dalle eleganti forme e profili.
Questa opera completata in epoca protostorica dalla gente della Civiltà di Pantalica che li ha riutilizzate come tombe: ed ecco oggi la necropoli con più di 5000 grotte!
In cavità naturali o grotte scavate come queste, l'uomo trova riparo, celebra i primi riti propiziatori, seppellisce i sui morti e disegna graffiti dal significato magico e augurale. E qui è tutto magico: la natura, la storia ed il clima di questa splendida giornata di sole. wikipedia sul fiume Anapo

Sicilia: Dal Treno Museo alla Circumetnea.

Sicilia: Dal Treno Museo alla Circumetnea.

Una delle più belle "gite" organizzate dal CJ nel 2006 è stata quella che da Villarosa e Villapriolo (Enna - Sicilia) ci ha condotti a Bronte con la Circumetnea.
E' stata una gita dedicata più al treno che al camper. Poco male. Villarosa infatti è sede della ormai famosa stazione ferroviaria che ospita il treno della memoria, un Museo di arte mineraria e civiltà contadina, unico nel suo genere in Europa, allestito all'interno della Stazione su vagoni appositamente adattati.
La stazione è raggiungibile tramite l'Autostrada A19 Palermo - Catania. Chi proviene da Palermo dovrà uscire allo svincolo di Ponte Cinque Archi e proseguire per Villarosa, distante circa 8 Km. Chi proviene da Catania dovrà uscire allo svincolo di Enna e proseguire per Villarosa, distante 9 Km. Lungo il percorso si incontrano numerosi cartelli turistici che indicano il Trenomuseo.

Dietro la stazione, dove posteggiamo i camper, una grossa littorina e una vecchia motrice ci ricordano il passato e riposano su un binario morto.

Animatore anzi, anima di questa straordinaria iniziativa è, come spesso capita in Sicilia, non un ente o un'istituzione, ma un uomo intraprendente, il capostazione Primo David, il quale, inviato dalle Ferrovie al paese natio di Villarosa con la missione di chiudere questa stazione, diventata un ramo secco sulla tratta Palermo-Catania, decise di non chiudere nulla ma anzi di inventarsi ferroviere-operatore culturale e turistico e concentrare qui la storia di un territorio e metterla in vetrina sull'unica strada che collega ancora il centro della Sicilia al resto del mondo. Qui, dove un tempo si concentrava lo zolfo delle più grandi miniere del mondo. Da qui intere famiglie sono partite per sempre per altre miniere del mondo. E qui Primo David ha portato anche i vagoni di altri viaggi, quelli che ha trovato a Trieste e che portarono i suoi fratelli a Dachau. Così la stazione è stata restaurata, sono stati restaurati il serbatoio dell'acqua che riforniva le locomotive a vapore, sono stati recuperati arredi, strumenti di lavoro ed è stata ricreato, su un vagone, persino un pezzo di zolfatara. Villarosa era una stazione su un binario morto e adesso è base per un tour ferroviario sulla via dello zolfo. Da qui si parte per Villapriolo, una frazione di Villarosa. Pare che questa borgata esistesse già nel 1735. Negli anni che precedettero la nascita di Villarosa, una cinquantina di famiglie, incoraggiate dal duca Placido Notarbartolo con la promessa di un appezzamento di terreno, si dedicarono alla coltivazione di ulivi, viti e cereali. Successivamente, però, i Notarbartolo, volgendo l'attenzione verso la comunità di Villarosa, trascurarono la piccola comunità di Villapriolo. In seguito divenne paese di zolfatari.
Attualmente conta circa 500 abitanti. Grazie all'associazione culturale "Amici del Treno Museo di Villarosa e Amare Villapriolo", presieduta da Primo David, alcune abitazioni di questo piccolo centro sono state trasformate in vere e proprie case-museo.
Luoghi pieni di preziosi cimeli che permettono al turista di rivivere in questo modo un percorso della memoria di queste terre.

Dopo la visita a Villapriolo, David ci ha accompagnati a Catania. Saliti su un moderno treno Minuetto, in un'ora circa siamo giunti a Catania. Dalla stazione centrale, grazie alla metropolitana, siamo arrivati alla stazione della Circumetnea. La Società Circumetnea mantiene in servizio le antiche littorine diesel che sulle rotaie a scartamento ridotto, portano i turisti a spasso, su e giù, sulle pendici dell'Etna, fra colate laviche e panorami innevati. E poi, fra gli arbusti dell'arabo pistacchio, ci è apparsa Bronte, la città dell'ammiraglio Nelson e dei "fatti", raccontati da Verga, di quando Nino Bixio sedò nel sangue una rivolta popolare.
Bronte è un paese molto interessante perché da sempre si trova là dove confluiscono tre "valli" che costituiscono le vie per i tre angoli della Sicilia. Qui saraceni, bizantini e cattolici hanno dominato e costruito le loro chiese. Qui è passato il Risorgimento e da qui il passa il ciclope Bronte per portare al padre Zeus le terribili saette forgiate nelle viscere dell'Etna. Il cosiddetto "Castello di Maniace" o di Nelson, si trovava a cavallo della grande trazzera regia che per tutto il medioevo fu l'arteria più importante di penetrazione nell'interno dell'Isola, percorsa da Re e Imperatori, da eserciti e torme di invasori. Per essa infatti penetrarono nel Valdemone gli Arabi; su di essa si svolsero le prime battaglie dei conquistatori Normanni; per essa si avventurava, dopo aver fatto testamento, il viaggiatore che voleva raggiungere Palermo.

http://www.siciliatourist.tv/museovillarosa/museovillarosa.htm
http://www.siciliatourist.tv/villapriolo/villapriolo.htm
http://www.trenomuseovillarosa.com/
http://www.comune.bronte.ct.it/
http://www.circumetnea.it/

Alcara Li Fusi: I Grifoni del Parco dei Nebrodi .

Visitiamo Alcara Li Fusi  e il Parco dei Nebrodi  per ammirare i grifoni e la natura che li ha accolti a distanza di trent'anni dal loro sterminio ad opera dell'uomo, che con l'intento di eradicare la rabbia uccidendo le volpi, seminò queste montagne di polpette avvelenate di cui si nutrirono anche questi grandi rapaci carnivori necrofagi.



Partiamo da Palermo per percorrere l’autostrada fino a Sant’Agata di Militello, uscire allo svincolo e percorrere la SP 161 in direzione di Alcara per circa 17 Km per sostare, dopo 140 Km, nel piazzale del campo sportivo di Alcara Li Fusi.
Visitiamo il caratteristico centro storico del paese con la guida dell’Associazione Ambientesicilia: fontane con decine di cannelle, il torrente che attraversa il paese, mulini, testimoniano la ricchezza di acque che il carsismo conferisce a questo territorio e che lo ha reso accogliente per l'uomo da tempi immemorabili.

Il paese si trova a 398 m s.l.m. sulle pendici dei Nebrodi, che si estendono dalle cime del monte Crasto (circa 1.300 m s.l.m.) a nord est, all'altopiano di Miraglia, con il monte Soro (1.847 m s.l.m.).

Il territorio è ricco di corsi d'acqua; in particolare è percorso dal fiume Rosmarino, una fiumara che ha inciso una profonda valle che divide in due parti distinte e ben diverse il territorio comunale e dai suoi affluenti di destra e di sinistra. Il centro abitato si trova sulla riva destra sottostante a grandiosi rilievi rocciosi di origine calcarea. Il versante sinistro del Rosmarino è invece costituito da rilievi ricchi di vegetazione che arrivano al crinale dei monti Nebrodi ed alla vetta del monte Soro (1847 m s.l.m.). L'insediamento prese probabilmente, dai Saraceni, il nome arabo di Akaret (con il significato di "fortezza"). Non sembra improbabile che gli arabi dopo la difficile conquista di questa zona dei Nebrodi, (una delle ultime conquistate, dopo quasi un secolo dallo sbarco nell'isola) abbiano previsto una rete di fortificazioni di controllo del territorio.

Comunque il primo vero riferimento storico dell'esistenza di Alcara è dato da un documento del 1096, un diploma del Conte Ruggero, redatto in lingua greca che indica Alcara, come possesso del vescovo di Messina e che così recita: "....diedi anche il castello di Alcara, presso Demenna, con i suoi possedimenti...
Visitiamo anche la sede dell'Ente Parco dei Nebrodi all'interno della quale vi è un museo naturalistico dove sono riprodotti con diorami a grandezza naturale, gli ambienti del marco e gli animali che li popolavano un tempo, e dove si può osservare da un monitor, tramite la telecamera puntata sul nido di un grifone sulla Rocca del Crasto, quel che succede al suo interno.
Al termine della lunga passeggiata ceniamo presso la pizzeria “U Muzzuni” l'unica del paese.

Il giorno successivo, di buon mattino, partiamo per l’osservazione naturalistica e il birdwatching nell’Area dei Grifoni dove gli Avvoltoi nidificano e vengono alimentati, a poche centinaia di metri dal campo sportivo, sotto l'imponente Rocca del Crasto, una parete a strapiombo  punteggiata di grotte ed anfratti che offrono l'ideale rifugio a questi maestosi volatili.
 L’Area è un punto di osservazione dal quale è possibile ammirare il maestoso volo dei Grifoni, splendidi uccelli dall’apertura alare di quasi 3 metri , reintrodotti e ormai facenti parte dell’avifauna dei Nebrodi.

Seguirà la camminata lungo un sentiero naturalistico che durerà fino al pomeriggio. Pertanto siamo attrezzati per il trekking con scarponcini adatti e per una colazione a sacco.
Il percorso denominato “Agreste” si snoda sul tracciato di una vecchia mulattiera che da Alcara saliva verso le Rocche del Castro, costeggiato per buona parte da muretti a secco e caratterizzato dalla presenza di antichi casotti in pietra e ricoveri per le greggi, segni tangibili dell’attività agreste di un tempo.
 L’insieme di questi spazi ed edificazioni rurali costituiscono quello che localmente è definito. Lungo il tragitto si può godere della vista panoramica sulla cittadina e sulla valle Rosmarino nonché sul massiccio calcareo delle Rocche del Castro dal tipico aspetto dolomitico.
Il visitatore è immerso in un contesto rupestre con la possibilità di incontrare specie animali e vegetali tipici di questo ambiente.
A monte il sentiero attraversa il suggestivo torrente Stella il cui percorso si sviluppa attraverso gole e strapiombi.
La passeggiata continua fino all’omonimo borgo con i sui caratteristici pagghiari, antichi ricoveri dei pastori. La seconda parte del percorso (detto di Bacco) si snoda tra prati aridi e calcari che in primavera sono un tripudio di colori e profumi per il fiorire di una gran varietà di piante che colonizzano questi luoghi.
Lungo il percorso si costeggiano terreni un tempo coltivati a vigneti e dove sorgevano diversi palmenti per la produzione del vino, da qui la figura di Bacco che dà il nome ai luoghi ove attraversati dal percorso. Lungo il cammino si incontra un casolare (la casa del verme), ormai ridotto a un rudere, dove un tempo si praticava la coltura del baco da seta, attività portata avanti dalle famiglie contadine che svanì al subentrare di nuove fibre tessili.
L’ambiente roccioso che si attraversa, si caratterizza per la presenza di una microforma di carsismo superficiale (karren): si tratta di solcature sulle rocce larghe e profonde anche diversi centimetri e di lunghezza variabile. Una di queste rocce solcate, detta "a lisciatina du diavulu", ha dato origine a una leggenda tra gli abitanti del luogo per i quali rappresenta un segno tangibile del passaggio del demonio. Leggenda che nasce dalla mescolanza tra superstizioni, esorcismi e credenze popolari. La passeggiata si conclude rientrando nell’area dei grifoni. L’itinerario è di lunghezza contenuta, non presenta grande difficoltà in quanto è interamente segnato per una più facile fruizione.

Le aree sosta camper della Sicilia in una mappa.

La Mappa di tutte le aree sosta camper della Sicilia.
Grazie ad file cartografico delle aree di sosta presenti in Sicilia è stata realizzata la Mappa di tutte le aree sosta camper della Sicilia.

Si tratta di un lavoro di georeferenziazione realizzato con tanta pazienza, da appassionati camperisti, utilizzando un software come Google Earth o altri applicativi appositi, che produce appunto un database dei punti geografici, individuati attraverso le coordinate GPS latitudine e longitudine, in questo caso delle aree di sosta adatte ai camper in Sicilia, unitamente alle informazioni relative al punto stesso che vengono visualizzate in genere in un pop-up posizionandosi sul punto d’interesse.

Questo database, unito ad una mappa geografica come quella di Google Earth o Google Maps, da origine a una mappa georeferenziata, navigabile, come quella che pubblichiamo qui.
Si tratta di una iniziativa volontaristica a favore dei camperisti in Sicilia: puro volontariato fatta da amatori camperisti per colmare quella che è stata individuata come una lacuna, e a giudicare dai riscontri una lacuna molto sentita.

MAPPA AS

Scrive Franco: – E’ ormai oltre un anno da quando l’iniziativa è nata e già da subito ci si è resi conto di quanto “dinamico” e mutevole è il mondo delle aree di sosta. Specie in Sicilia dove le realtà sono quasi sempre di micro aziende di tipo familiare, oppure i regolamenti Comunali sono così lacunosi da rendere la vita difficile ai volenterosi che si cimentano nell’avventura di aprire un’area di sosta camper.
Il nostro osservatorio sul forum di COL è uno dei più seguiti e grazie al contributo di tanti camperisti che già son venuti in Sicilia con la nostra guida sottobraccio e le segnalazioni per aggiunte e/o integrazioni e modifiche sono parecchie. Il data base include integrato ogni possibile notizia reperita in rete e con l’aiuto di amici volontari come noi, ma sempre di elenco non ufficiale trattasi. Non se l’abbia a male chi non è inserito, vuol dire che non fa di tutto per farsi conoscere - .
L'inserimento della Mappa su alcuni gruppi Facebook di camperisti siciliani consente lo scambio di informazioni e dunque l'aggiornamento costante della mappa.